Schede Zoologiche

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Anfibi 

La rana di Lataste (Rana latastei) è un anfibio anuro appartenente alla famiglia delle Ranidae. È di dimensioni estremamente piccole: gli individui che hanno appena raggiunto la maturità misurano 1,5 cm e gli adulti superano appena i 5 cm! Le femmine in qualche caso possono anche essere più grosse, tuttavia non esistono altre differenze notabili tra i due sessi. Le uova vengono deposte in acqua, circa a metà inverno, e si schiudono a agli inizi della primavera. I girini compiono la loro metamorfosi entro l’arrivo dell’estate, perdendo la coda e guadagnando la terra. Le rane di Lataste infatti, preferiscono vivere sulla terraferma piuttosto che in acqua, in particolare in boschi umidi e poco soleggiati, nei quali si nutrono di insetti e altri invertebrati di piccola taglia.
Questa specie è diffusa quasi unicamente nel Nord Italia, soprattutto nella pianura Padana. Alcune comunità vivono nella Svizzera meridionale, in Slovenia e in Croazia, ma sono gruppi molto piccoli. A causa di una così scarsa espansione, la rana di Lataste è una specie vulnerabile e a rischio d’estinzione. Per questo motivo, è stata inserita nell’elenco delle specie protette dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.

Rana di Lataste

La salamandra pezzata (Salamandra salamandra) è un anfibio urodelo (cioè “dotato di coda”), dalla caratteristica colorazione nera a macchie gialle. Può raggiungere dimensioni notevoli: fino a 20 cm, soprattutto nel caso delle femmine. È un animale che abita i boschi decidui, in particolare quelli formati da faggi o castagni, di cui le nostre zone sono ricche. In qualità di anfibio, necessita della presenza di una fonte d’acqua, sia naturale che artificiale ma, essendo una specie estremamente delicata, essa deve avere delle particolari caratteristiche: la corrente non deve essere forte, deve essere morfologicamente ben conservata, devono essere presenti molte anse o anfratti e l’acqua deve essere il meno inquinata possibile. La necessità di un habitat così particolare, fa sì che la salamandra sia considerata un bioindicatore della qualità del territorio in cui vive.
Le salamandre sono attive quasi unicamente nel periodo notturno, quando soffrono di meno la disidratazione. Si muovono di giorno solo in caso di pioggia. La loro pigmentazione serve a dissuadere eventuali predatori, che la identificano come un animale velenoso. In effetti, le salamandre ricoprono la propria pelle con un muco battericida, che le rende assolutamente inappetibili ma non particolarmente velenose. Come altri anfibi, la salamandra attraversa una fase larvale e poi mista prima di passare alla fase adulta. I girini di salamandra sono dotati di quattro arti ben sviluppati e branchie e, come gli adulti, si nutrono di invertebrati, tra cui larve d’insetto, millepiedi e piccoli crostacei. A seconda della latitudine in cui vivono, le salamandre possono o meno andare in letargo. In Italia restano attive anche durante l’inverno, prediligendo i mesi umidi e non troppo caldi di primavera e autunno.
Di natura schiva, è molto difficile avvistarne una. Questa loro riservatezza le pone al riparo da pericoli diretti, tuttavia l’inquinamento delle acque e la deforestazione stanno lentamente erodendo i loro habitat, per cui sono considerate a rischio minimo d’estinzione. In passato le salamandre erano oggetto di alcune credenze bizzarre, tra cui la diffusa e assolutamente errata credenza secondo cui fosse in grado di vivere anche in mezzo al fuoco. Niente di più sbagliato, per un animale che soffre tremendamente la disidratazione!

Salamandra

L’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata) è un anfibio anuro, simile ad un rospo. Deve il suo nome a due caratteristiche molto particolari: il suo richiamo d’accoppiamento, molto simile ad un ululato perché sprovvisto di sacco vocale (quindi non può gracidare), e una livrea gialla sul ventre.
E’ un anfibio molto adattabile e resistente, infatti lo si può trovare in una grande varietà di ambienti, purché vicino ad una fonte d’acqua (pozze, ruscelli, laghi). Lo possiamo trovare alle quote più alte, dal momento che le medesime nicchie ecologiche a quote più basse sono occupate da altri anfibi, come il rospo comune o la raganella. Come tutti gli anfibi, si nutre di insetti e piccoli vertebrati sia terrestri che acquatici, predando unicamente gli esemplari vivi e in movimento. È attivo sia di giorno che di notte, a seconda delle necessità. Se minacciato, mostra il ventre giallo e secerne dalla pelle una sostanza biancastra e irritante, che lo rende inappetibile e causa la fuga del potenziale predatore. Grazie questa strategia difensiva, l’ululone dal ventre giallo ha pochissimi antagonisti naturali, mentre si rivela uno spietato nemico delle zanzare (con cui condivide l’habitat riproduttivo). Si tratta inoltre di un organismo colonizzatore, cioè in grado di inserirsi con successo in nuovi habitat. Per via di queste caratteristiche, l’ululone dal ventre giallo è una delle specie tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.
Oggigiorno si tratta di una specie a rischio minimo di estinzione, date le sue grandi capacità adattative e colonizzatrici. Il suo principale nemico è l’espansione degli “ambienti antropizzati”, che causa spesso la distruzione dei suoi habitat di riferimento. E’ largamente diffuso in buona parte del territorio europeo.

Ululone

 

Rettili

La biscia dal collare (Natrix natrix) è un serpente della famiglia dei Colubridi, molto diffusa in tutta l’Europa e presente anche in Asia minore e Africa del nord. Il colore della sua pelle è molto scuro, con varie tonalità di marrone, nero o verde. Presenta una evidentissima striscia di colore chiaro appena dopo il capo ed è proprio a questo “collare” che deve il suo nome. Come suggerisce la sua ampia diffusione, la biscia dal collare è in grado di vivere in moltissimi habitat, ma fra tutti predilige quelli vicini ad una fonte d’acqua dolce, come per esempio un fiume, e in nessun caso la si può trovare al di sopra dei 2000 metri d’altitudine. È un consumatore secondario, si nutre di anfibi e occasionalmente di piccoli mammiferi o pesci.
Al contrario di quanto si possa pensare, la biscia dal collare non è per niente velenosa! Inoltre, è un animale per nulla aggressivo, che preferisce fingersi morto o allontanare i potenziali predatori con una secrezione odorosa molto sgradevole piuttosto che attaccare. Nonostante sia del tutto innocua, viene spesso uccisa perché erroneamente ritenuta pericolosa e questo, assieme al degrado dei corsi d’acqua e degli habitat naturali, ha messo a rischio la sua sopravvivenza.

Serpente

 

Uccelli

Il barbagianni (Tyto alba) è un rapace della famiglia dei Titonidi. Possiede un muso schiacciato e un piumaggio molto chiaro, con colori che variano tra il bianco, il grigio e il marroncino. Può essere alto fino a 40 cm e la sua apertura alare raggiunge quasi il metro di ampiezza. Solitamente le femmine sono più grosse dei maschi e, in generale, il peso è compreso tra i 200 e i 500 grammi, a seconda della sottospecie e del sesso. Il barbagianni è presente in tutti i continenti, ad eccezione dell’Antartide e delle aree più fredde di Asia, Europa e America del Nord. Il suo habitat preferito è costituito dal margine tra bosco e aperta campagna, dal momento che la sua alimentazione si basa principalmente su roditori, piccoli mammiferi, anfibi e insetti. Proprio grazie a questa sua dieta, il barbagianni è molto apprezzato dall’Uomo, che trova in lui un alleato naturale nella lotta contro topi e talpe, animali che possono distruggere intere coltivazioni. Si possono trovare frequentemente rifugi costruiti da contadini per ospitare i barbagianni, realizzando così una sorta di collaborazione tra specie differenti. Il barbagianni è un predatore notturno e in natura non ha rivali.

Barbagianni

Il gheppio comune (Falco tinnunculus) è un rapace della famiglia dei Falconidi, molto diffuso in tutto il mondo, particolarmente in Asia ed Europa. Questo suo “successo” è dovuto alla sua grande adattabilità a molti tipi di habitat diversi: può vivere tranquillamente in boschi, brughiere, praterie, paludi, montagne, isole, savane e perfino nelle città! Inoltre, si può nutrire di una vastissima selezione di prede, dai mammiferi agli uccelli, dai rettili agli invertebrati, che cattura grazie alla sua vista eccezionale (come tutti i Falconidi, del resto) e al suo caratteristico modo di volare “sospeso in aria”. Tuttavia, date le sue dimensioni, può cacciare unicamente prede di taglia piccola. Il gheppio infatti non supera mai i 40 cm di altezza e possiede un’apertura alare che va dai 65 agli 80 cm. Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi e possiedono anche una colorazione del piumaggio differente, interamente brunita accesa, mentre i maschi hanno capo e coda colorati di grigio. Entrambi i sessi possiedono delle piccole macchie nere sul dorso, ma nel caso dei maschi queste macchie sono più piccole e rade.
I gheppi si riproducono in primavera nell’emisfero boreale e in autunno nell’emisfero australe, poiché procreano unicamente quando sta per arrivare la stagione calda, dando alla luce dalle tre alle sei uova per volta. Con l’avvicinarsi della stagione fredda, migrano verso i tropici, dove fa più caldo, per poi ritornare per la stagione degli amori.

gheppio comune

Il gufo reale (Bubo bubo) è un rapace strigiforme dalle dimensioni imponenti: è alto fino a 80 cm e possiede un’apertura alare che arriva anche ai 2 metri, tuttavia pesa solo qualche kg e le sue forme sono tozze. Le femmine sono leggermente più grandi dei maschi, tuttavia non si riscontrano altre differenze morfologiche rilevanti tra i due sessi. Il piumaggio è generalmente di colore bruno e presenta svariate striature di colore più scuro. Possiede occhi di colore arancione o giallo e delle penne erette sul capo. Essendo un rapace, è dotato di zampe artigliate e di becco ricurvo, con i quali cattura le sue prede. Si nutre di mammiferi (dai conigli ai piccoli di cervo) e di altri uccelli (polli, fagiani, altri rapaci più piccoli), inghiottendo le prede più piccole per intero e rigurgitandone le parti indigeste.
A differenza della credenza popolare, il gufo reale non è un animale prevalentemente notturno, in quanto esce dal nido solo in occasione del tramonto e dell’alba per cacciare. Il resto delle ore le passa al sicuro nel nido, dal quale emette di tanto in tanto il suo inconfondibile verso. Il nido viene costruito nelle cavità degli alberi o delle rocce, generalmente in zone in cui non è presente l’uomo. Tuttavia, se messo alle strette, il gufo reale può trovare rifugio anche nelle piante dei parchi cittadini o nelle cavità dei muri di vecchie case. È diffuso largamente in Europa ed Asia, ad eccezione delle isole più lontane dal continente (isole Britanniche, Sardegna…) e delle latitudini più fredde. Attualmente il pericolo maggiore che deve affrontare è costituito dai cavi aerei dell’alta tensione, contro i quali rischia di schiantarsi durante il volo notturno, ma per il resto non è particolarmente minacciato d’estinzione.

Gufo

 

Mammiferi

Il capriolo (Capreolus capreolus) è un mammifero facente parte degli ungulati, molto diffuso nel territorio europeo e molto noto nella cultura popolare. Può essere lungo fino a 130 cm e al garrese (cioè, alla spalla) può raggiungere i 77 cm di altezza, arrivando a pesare anche 30 Kg. La sua pelliccia è in gran parte di colore bruno chiaro, con la gola e il ventre colorati di bianco; i cuccioli hanno anche il caratteristico dorso maculato di bianco. Preferisce vivere nelle zone boschive, tuttavia necessita anche di radure e di zone cespugliose e non fa distinzione tra aree di montagna o di pianura. Essendo erbivoro, il capriolo si nutre principalmente di erba, foglie e bacche, di cui sparge i semi tramite le feci, permettendo di conseguenza alle piante di espandersi in un’area abbastanza vasta. I maschi sono generalmente dei solitari, ma le femmine si riuniscono in branchi di circa una decina di individui, con una femmina dominante.  I maschi si riuniscono alle femmine solo durante i mesi di luglio e agosto, durante la stagione degli amori. In questi mesi, i maschi si sfidano tra di loro utilizzando le proprie corna, assenti nelle femmine. Queste corna non sono molto grandi e nei mesi autunnali i caprioli maschi le perdono, per farle ricrescere una volta finito l’inverno. Ciononostante, trovare delle corna di capriolo è molto difficile, dato che essendo composte di cartilagine vengono mangiate da altri animali. Solitamente da una gravidanza nascono due caprioli ed è un caso raro che ne nasca solo uno oppure più di due. Un capriolo si può considerare adulto dopo poco più di un anno e può vivere fino a quasi vent’anni.
Fino a qualche anno fa il capriolo era una specie a rischio in Italia, a causa della diminuzione di aree boschive, tuttavia ora il pericolo sembra rientrato, grazie a vari progetti di rimboschimento, voluti dall’Italia e dall’Unione Europea. Attualmente, i caprioli stanno ricolonizzando molte delle aree in cui vivevano un tempo, spingendosi anche al limitare di zone coltivate e, in generale, abitate dall’uomo.

cervo

Il lupo (Canis lupus) è un mammifero della famiglia dei Canidi, molto noto a livello popolare per la sua presenza nel folklore e nella nostra Storia. Lungo fino a un metro e mezzo, con il manto dal colore variabile tra il marrone e il grigio, deve il suo ruolo di superpredatore più alle sue elevate abilità sociali che alle sue armi naturali (zanne e artigli). I lupi si riuniscono in branchi di circa una decina di individui e formano una sorta di comunità, nella quale le decisioni vengono prese da una coppia formata da un maschio e una femmina, detti individui alfa. Queste coppie sono tendenzialmente monogame e sono l’unica coppia del branco a potersi riprodurre (nonostante possano nascere anche cuccioli “extraconiugali”). Hanno un ruolo attivo durante la caccia, in particolare nella coordinazione tattica degli altri individui, cosa che permette al branco di poter uccidere prede anche molto grandi. Le prede preferite sono grossi erbivori finché alla caccia partecipa tutto il branco, mentre individui isolati si concentrano animali di piccola taglia.
Attualmente il lupo è una specie minacciata d’estinzione, a causa della difficile convivenza con l’uomo. Essendo un carnivoro, è sempre stato visto come minaccia, sia per le persone che per gli animali d’allevamento e per questo motivo, è stato cacciato e ucciso, fino a causarne quasi la scomparsa. In Italia al giorno d’oggi sono presenti meno di un migliaio di lupi (della sottospecie Canis lupus italicus), diffusi unicamente sugli Appennini e sulle Alpi confinanti con la Francia. Attualmente, grazie a nuove leggi e a una maggior consapevolezza del loro valore ambientale, il loro numero sta lentamente crescendo. Nel resto del Paese, incluso il nostro territorio, il lupo non è più presente.

Lupo

La volpe rossa (Vulpes vulpes) è un mammifero della famiglia dei Canidi, molto diffuso in tutto il mondo. La sua pelliccia è di colore rossiccio, con il ventre e la punta della coda bianchi, le sue orecchie sono triangolari e il suo muso è allungato. È di dimensioni molto variabili, a seconda dell’individuo, dell’habitat in cui vive e della sottospecie, comunque è generalmente lunga tra i 75 cm e un metro e mezzo, con un peso che raramente supera i 10 kg. È un animale onnivoro ma in particolare è un ottimo predatore: le sue prede possono essere invertebrati, così come rettili, anfibi, uccelli e altri mammiferi, di svariate dimensioni e peso. Preferisce cacciare al crepuscolo, tuttavia la si può incontrare anche di giorno e, essendo molto adattabile, è riuscita a colonizzare moltissimi tipi diversi di habitat, incluse le città, nelle quali la si può trovare a caccia anche di notte (per via dell’illuminazione stradale). L’unico habitat in cui non la si può trovare frequentemente (aldilà degli habitat totalmente inospitali alla vita, ovviamente) sono le aree montante, dal momento che in queste zone vi è poco cibo disponibile. La sua adattabilità però non è l’unico motivo del suo successo evolutivo: come raccontano le storie, la volpe è un animale molto furbo e, soprattutto, intelligente. Un esempio ne è il suo modo di comunicare con i suoi simili tramite suoni, odori e particolari movimenti del corpo, tutti elementi che costituiscono un complesso ed efficace linguaggio. Le volpi hanno una struttura sociale ben definita nel branco, gli individui di sessi opposti formano coppie che durano per tutta la durata della loro vita ed entrambi i genitori partecipano all’accudimento dei piccoli e al procacciamento del cibo.
La sua voracità e la sua furbizia però hanno fatto sì che l’Uomo la considerasse (e, in qualche zona, la consideri tuttora) una minaccia agli animali d’allevamento, primi fra tutti i polli. In realtà la volpe è anche una spietata nemica dei topi, motivo per cui viene rispettata e apprezzata dagli agricoltori.

Volpe

 

Insetti

Il cerambice della quercia (Cerambyx cerdo) è un coleottero della famiglia dei Cerambycidae e, come suggerisce il nome, ha un rapporto particolare con le querce. Esso depone le sue uova all’interno del tronco di queste piante (raramente di altre latifoglie) e le larve si sviluppano al loro interno, divorandone il legno. Questa dieta permette alle larve di crescere fino ad un massimo di 10 cm di lunghezza e, dopo aver accumulato sufficienti risorse, inizia la metamorfosi. Solitamente questo processo avviene in estate, al termine della quale l’adulto è completamente formato, tuttavia l’insetto rimarrà nel tronco fino al giugno successivo, quando ne uscirà per la stagione degli amori. L’adulto può essere lungo fino a 12 cm, è di colore nero a parte per una visibile sfumatura marrone sul fondo delle elitre, situate sopra all’addome. È dotato di un paio di lunghissime antenne, che nel maschio possono anche essere più lunghe dell’intero corpo, e di ali. Durante la fase adulta, il cerambice si nutre prevalentemente della linfa delle piante, anche se può tranquillamente nutrirsi anche di frutti.
All’incirca un mese dopo essere emerso dal tronco e dopo essersi riprodotto, il cerambice muore. A causa del fatto che le piante preferite dal cerambice sono le querce più vecchie e malate, soggette ad incidenti o addirittura a rimozione precauzionale per prevenire la diffusione di malattie o crolli a catena, il suo habitat è costantemente minacciato e la specie è considerata a rischio. Per questo motivo il cerambice è stato inserito tra le specie protette dall’Unione Europea, grazie alla Direttiva Habitat 92/43/CEE.

Insetto 1

Il cervo volante (Lucanus cervus) è un coleottero, facente parte degli insetti, diffuso in buona parte del territorio europeo e, in Italia, prevalentemente nelle zone settentrionali. Può raggiungere anche i dieci centimetri di lunghezza, presenta una colorazione brunita ed è dotato di due paia di ali, che gli permettono di volare. E’ un animale molto conosciuto, grazie alle sue impressionanti mandibole, così grandi e così simili alle corna di un cervo da avergli dato il nome. Tali mandibole sono possedute unicamente dai maschi di questa specie e vengono usate per sfidare i potenziali rivali durante la stagione degli amori, collocata in estate. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non vengono usate a scopo predatorio, per due motivi principali: innanzitutto perché i cervi volanti si nutrono della linfa delle piante (specialmente di quercia, ma anche di faggio, castagno e pioppo, piante di cui la nostra zona è molto ricca) e quindi non vanno a caccia di altri animali, inoltre perché sono talmente ingombranti da rendere debole il loro morso. Le mandibole delle femmine invece, essendo più piccole, sono estremamente più funzionali e potenti, tant’è che vengono usate per incidere il legno delle piante in cui depositano le uova.
I cervi volanti vivono fino a circa 5 anni, ma passano la maggior parte della loro vita nella forma di larva o nella forma intermedia detta pupa. Durante questo periodo, si nutrono del legno di piante morte o morenti, scavandone i tronchi e vivendo protetti al loro interno. Una volta completamente formati, attendono l’arrivo dell’estate per uscire dai tronchi e iniziare la stagione degli amori, al termine della quale muoiono.
E’ molto difficile vedere uno di questi insetti, sia a causa della loro predilezione per il periodo notturno, sia per la loro rarità. La deforestazione (incluso l’abbattimento di piante morte o morenti piuttosto che delle giovani, anche per motivi precauzionali) sta sottraendo l’habitat a questa specie, che attualmente è a rischio d’estinzione. A tal riguardo, i cervi volanti sono stati inseriti nella lista delle specie protette contenuta nella Direttiva Habitat 92/43/CEE.

cervo volante

Le farfalle fanno tutte quante parte dei Lepidotteri, un ordine di insetti alati.
Olometaboli (verme pupa adulto), nutrimento (spiritromba?), ali colorate (mimetismo, intimidazione, richiami sessuali), peluria sul corpo (a cosa serve?), antenne, riproduzione e durata della vita (da poche ore ad anni, a seconda della specie, nella fase adulta), condizioni di vita (temperatura? Altitudine?).
Se possibile, le specie singole.

•    Polyommatus dorilas
•    Aglais urticae
•    Papilion machaon
•    Limenitis reducta
•    Coenonympha pamphilus

farfalle

farfalle2

 

 

  

 

 

 

 

 

farfalle 3

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11
Dic/23

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