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Storia Geologica
Le montagne che compongono il territorio di Alzano Lombardo più di 200 milioni di anni fa costituivano il fondale piatto di un mare che oggi definiremmo tropicale: la profondità non era elevata, l’acqua era limpida e la sua temperatura era calda. Fu in questo periodo che, tramite un lento processo di sedimentazione, iniziarono a formarsi le rocce delle nostre montagne. Gli organismi marini morti (specificatamente, invertebrati) si depositavano sul fondale lasciandovi i loro gusci, venendo in seguito ricoperti da fanghi calcarei e formando così delle estese piattaforme carbonatiche, composte prevalentemente da dolomite, ma anche da calcite e selce. Successivamente il fondale iniziò a sprofondare, fino a raggiungere profondità di diverse migliaia di metri. Questo sprofondamento avvenne in maniera non omogenea, creando così forti dislivelli nelle piattaforme carbonatiche e di fatto deformandole per sempre, mentre i fanghi che continuavano a depositarsi iniziarono ad accumularsi nelle fosse oceaniche, piuttosto che lungo le dorsali. Fu nel periodo compreso tra 12 e 2 milioni di anni fa che il nostro territorio iniziò ad emergere, grazie alla spinta che la Placca Africana esercitava (e che esercita tuttora) sull’Europa, una spinta che portò alla nascita delle Alpi e delle Prealpi. Le dorsali divennero così montagne, mentre le fosse divennero valli.
Le rocce e il suolo
Il suolo della zona montana di Alzano Lombardo è costituito prevalentemente da dolomia, una roccia formata dal minerale dolomite. La dolomia è molto dura e si sgretola con difficoltà, formando un suolo poco profondo e poco adatto alla vita di grandi alberi, perché non può immagazzinare molta acqua. Queste condizioni hanno favorito la diffusione di alcune piante dotate di caratteristiche molto particolari, in grado di sopravvivere in un suolo con alte concentrazioni di calcio e magnesio (contenuti nella dolomite) e che richiedono un suolo asciutto. Tra queste piante troviamo il carpino nero e l’orniello, due arbusti perfettamente adattati al suolo calcareo e secco della dolomia, e laddove il terreno è abbastanza profondo, la roverella.
Ci sono però altri tipi di suoli nella nostra zona, le Terre Rosse e gli isolati monti silicei.
Le Terre Rosse si sono formate in un periodo in cui il clima del territorio era molto più umido e le foreste erano molto più rigogliose. Queste condizioni accelerarono il naturale degrado della dolomia, che man mano perdeva tutti i carbonati che la componevano, lasciando unicamente cristalli di quarzo e minerali insolubili di ferro e alluminio. Col passare del tempo, questi minerali si sono trasformati in un suolo argilloso. Queste Terre si trovano solitamente in conche o altopiani e sono molto più fertili dei terreni dolomitici, essendo più profonde e trattenendo una maggior quantità d’acqua. Di conseguenza, in questi terreni si sono diffuse piante diverse rispetto ai suoli dolomitici, come per esempio la betulla, il castagno e la rovere.
I monti silicei sono presenti unicamente nella Val Luio e, dal punto di vista chimico, sono molto differenti dai monti dolomitici. Questi monti sono costituiti da selce, una roccia che contiene silicio e ossigeno, invece che carbonio e ossigeno come i calcari. Per questo motivo, la vegetazione che vi cresce sopra è anche molto differente da quella dei suoli dolomitici ed è composta da betulla, brugo, castagno, felce aquilina e pioppo tremolo.
La Calcite
La calcite (formula chimica: CaCO3) è un minerale di origine sedimentaria ed è uno dei minerali più diffusi al mondo. È comunemente chiamato calcare.
Viene formato sia da processi chimici naturali, in cui gli elementi costituenti disciolti in acqua si legano tra di loro, sia da processi biochimici, legati al metabolismo degli esseri viventi. Infatti moltissimi invertebrati acquatici, sia microscopici che visibili ad occhio nudo, sono naturalmente dotati di alcune ghiandole che gli permettono di costruirsi un guscio calcareo, che viene usato sia come protezione dai predatori sia come esoscheletro di contenimento, come avviene nel caso delle conchiglie. Quando questi organismi muoiono, i loro gusci si depositano sul fondo del mare, dove l’assenza di correnti o di altri fattori di disturbo gli permette di saldarsi reciprocamente l’uno con l’altro, diventando poi un’unica roccia. Questa saldatura può avvenire sia per il semplice peso degli strati accumulati, che comprimono i gusci tra di loro, che per reazioni chimiche. È proprio grazie a questo suo metodo di formazione che nelle rocce calcaree possiamo spesso ritrovare fossili di animali ormai perduti, rimasti intrappolati tra uno strato e l’altro di sedimentazione. La suddivisione in strati inoltre è molto di aiuto per ricostruire la storia geologica di una regione.
La calcite (e di conseguenza, il calcare) può avere svariate tonalità di colore, in base alle condizioni di formazione o alle trasformazioni che può aver subito nel tempo, oltreché alla presenza di altri composti nella sua struttura. La maiolica, una varietà di calcare, possiede una colorazione che va dal bianco al grigio, con occasionali tonalità marroni e verdi.
Dolomia e Dolomite
La dolomite (formula chimica: CaMg[CO3]2) è un minerale di origine sedimentaria, che si forma grazie due procedimenti particolari. Inizialmente, la dolomite si deposita come calcite, cioè il minerale che generalmente chiamiamo calcare. Questa deposizione può avvenire sia in maniera chimica, cioè gli elementi che compongono il calcare si assemblano autonomamente in acqua e poi precipitano sul fondale, sia in maniera biochimica, tramite organismi e microrganismi invertebrati che si ricoprono con un guscio calcareo, come per esempio i molluschi. Quando questi animali muoiono, i loro gusci, grandi o piccoli che siano, si depositano sul fondo e col tempo litificano, cioè diventano un unico oggetto e formano una roccia. A questo punto, può succedere che alcuni atomi di calcio contenuti nella calcite vengano sostituti da atomi di magnesio disciolti in acqua, ottenendo finalmente la dolomite.
La dolomite è di colore chiaro, bianca o grigia, e raggruppandosi forma la roccia chiamata dolomia, che possiede la stessa colorazione. Nel corso della storia, la dolomia è stata usata dall’Uomo per diversi scopi, sia ornamentali che industriali, come per esempio la produzione del cemento. Occasionalmente la dolomia può contenere altri minerali in quantità molto piccole, come per esempio il quarzo.
Il quarzo
Il quarzo (formula chimica: SiO2) è una tante forme cristalline della silice, un composto molto abbondante nella crosta terrestre. Si tratta di un minerale molto diffuso e conosciuto, di cui esistono moltissime varietà (ametista, diaspro, onice…) che differiscono tra di loro per colore e rarità. Il colore del quarzo infatti varia dal trasparente al viola, passando per il rosa, il verde, il giallo e altre tonalità, dovute alla presenza di composti estranei nella struttura cristallina.
Il quarzo possiede una struttura trigonale e si forma all’interno della crosta terrestre, dalla quale emerge incastonato nelle rocce magmatiche come il granito. È molto resistente agli agenti atmosferici, solitamente molto più degli altri minerali che lo circondano ed è per questo motivo che i cristalli di quarzo si possono trovare lungo i corsi d’acqua e nelle rocce sedimentarie, come per esempio la dolomia, senza che abbia subito degradazioni di sorta.
La Selce
La selce è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da silice (formula chimica: SiO2) sottoforma di microcristalli di quarzo. Similmente al calcare e alla dolomia, la selce può formarsi grazie all’accumulo di gusci di organismi e microrganismi marini invertebrati (tra cui, per esempio, le spugne), tuttavia differisce nella composizione chimica. Laddove il calcare e la dolomia sono composti da carbonati, la selce è composta da silicati.
Il colore della selce varia dal bianco al grigio ed è caratterizzata da una notevole durezza. Soprattutto grazie a quest’ultima qualità, è stata utilizzata moltissimo dall’Uomo nel corso della sua Storia, inizialmente come materiale per creare utensili da caccia (coltelli, punte di lancia…), in seguito come materiale edile ed infine anche come pietra ornamentale per gioielli.