Schede Botaniche

LA NOSTRA FORESTA
Buona parte del continente europeo, bacino del Mediterraneo incluso, fa parte della fascia climatica detta “temperata”. Questa fascia climatica è caratterizzata da precipitazioni frequenti, inverni freddi ed estati calde, con scarsissimi fenomeni importanti di disturbo, quali incendi su larga scala (di origine naturale, ovviamente) e uragani.

Data Pubblicazione:

11 Dicembre 2023

Tempo di Lettura:

15 minuti

Ultimo Aggiornamento:

11 Dicembre 2023 18:11

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Nel corso dei millenni, queste condizioni climatiche hanno permesso il diffondersi di un certo tipo di piante e hanno impedito la diffusione di altre, portando alla formazione della foresta decidua temperata. Si tratta di un tipo di foresta mista, in cui sono presenti sia piante con fiori che conifere, ma è globalmente dominata dalla famiglia delle Fagaceae. In questa famiglia possiamo trovare molte delle piante che dominano e caratterizzano i nostri paesaggi, come castagni e, soprattutto, faggi e querce. Queste ultime due piante sono talmente diffuse da dare vita rispettivamente a faggete e quercete miste, cioè a foreste in cui costituiscano la maggior parte degli alberi. Altre piante tipiche della foresta decidua temperata sono gli aceri, i frassini, i carpini, i tigli e gli olmi. Naturalmente la frequenza con cui possiamo trovare queste piante dipende dalle specifiche condizioni locali, come altitudine, umidità, tipo di suolo, esposizione alla luce solare e così via.
La definizione “decidua” deriva dalla perdita delle foglie in autunno/inverno. Naturalmente le conifere (come abeti e pini) non sono interessate da questo fenomeno, tuttavia sono meno diffuse rispetto alle piante caducifoglie. La caduta delle foglie genera una grandissima quantità di biomassa, che in parte viene utilizzata come nutrimento da parte di erbivori, ma principalmente subisce l’azione dei microorganismi detritivori (cioè quegli organismi, come per esempio i batteri, che decompongono la materia organica). Grazie anche alle frequenti precipitazioni, la biomassa costituita dalle foglie cadute sparisce in breve tempo.
Ovviamente, la foresta non è solo il luogo dove crescono le piante. Certo, all’interno di una foresta vivono alberi, piante erbacee, fiori, ma anche molti animali, dagli erbivori ai carnivori e ai decompositori. Tutte le specie, animali e vegetali, contribuiscono alla creazione e al mantenimento di un habitat, particolare e complesso, dotato dei suoi specifici equilibri e delle sue dinamiche, che si possono riassumere all’interno della cosiddetta catena alimentare. Ogni specie ha il suo ruolo e la sua nicchia ecologica e il loro insieme costituisce un mosaico che necessita di tutti i suoi tasselli per sopravvivere: la perdita di uno solo di essi mette in pericolo tutti gli altri. Dalla presenza delle querce, per esempio, dipende la vita di insetti come il cerambice della quercia o il cervo volante, i quali sfruttano queste piante come risorsa principale e habitat.

Specie arboree

L’acero montano (Acer pseudoplatanus), a volte conosciuto col nome di sicomoro, è una pianta appartenente alla famiglia delle Aceracee. Facilmente riconoscibile grazie alle sue caratteristiche foglie a 5 punte, l’acero montano è una pianta molto diffusa nelle regioni montane italiane fino alla quota di 2000 metri. Può raggiungere la ragguardevole altezza di 40 metri ma a differenza di altre piante che possono raggiungere questa altezza (faggi, querce) il tronco rimane più snello, misurando poco più di tre metri. Spesso l’acero cresce in associazione proprio con i faggi, oltreché con altre piante come i frassini.
È diffuso in gran parte dell’Europa e del bacino del Mediterraneo, ma lo si può trovare fino al Caucaso. Naturalmente, andando verso nord, la quota massima alla quale possiamo trovare esemplari di questa pianta si abbassa, a causa del freddo. L’Uomo utilizza l’acero per scopi ornamentali, ma il particolare e pregiato legno di questa pianta viene abbondantemente utilizzato dai liutai per fabbricare strumenti musicali, tra cui per esempio i violini. 

Acero montano

 

La betulla bianca (Betula pendula) è una pianta appartenente alla famiglia delle Betulacee. Può raggiungere anche i 30 metri di altezza, ma il diametro del suo tronco rimane in proporzione molto sottile, superando raramente il mezzo metro. Deve il suo nome al colore della sua sottile corteccia, che per l’appunto è bianca, ed è molto diffusa sia in Asia che in Europa. La si può trovare sia in pianura che in zone montane, fino ai 2000 metri d’altitudine, essendo in grado di adattarsi a diversi tipi di suolo. Cresce bene sia in suoli umidi che aridi, sia con uno spesso strato di humus che con strati sottili ed è in grado di vivere anche in suoli particolarmente acidi. Questa grande adattabilità fa della betulla bianca una perfetta pianta colonizzatrice di terreni anche fortemente disturbati, come per esempio campi agricoli abbandonati oppure suoli reduci da incendi, al punto che da pochi individui presenti possono “crescere” interi boschi. Ciò è reso possibile anche dalla sua capacità di produrre polloni, cioè rami che, se separati dalla pianta madre, possono mettere radici e crescere fino a formare un nuovo individuo.

betulla bianca

 

Il brugo (Calluna vulgaris) è un arbusto perenne appartenente alla famiglia delle Ericacee. Data la sua natura è una pianta molto bassa, che non supera quasi mai il metro di altezza e ha un portamento cespuglioso, con foglie aghiformi e fiori piccoli, di tonalità comprese fra il viola e il bianco. È una pianta tipica delle zone fredde e temperate dell’Europa e dell’America del Nord, ma è presente anche in certe zone dell’Asia, come la Turchia o la Siberia. La possiamo trovare in zone fresche ma dal suolo arido, perché pur necessitando di piogge frequenti, non ama i suoli umidi. Inoltre è acidofila, cioè cresce su suoli acidi, e necessita di una buona esposizione alla luce solare, sebbene possa adattarsi anche a condizioni di penombra.
Il brugo è un elemento fondamentale dell’habitat in cui vive, perché funge da nutrimento per numerosi animali, soprattutto nei periodi nevosi. Anche l’Uomo ne fa spesso utilizzo, sia nel campo dell’erboristeria che nell’industria del legno.

Brugo

 

Il carpino nero (Ostrya carpinifolia) è una pianta della famiglia delle Betulacee, diffuso prevalentemente nell’area sud-est dell’Europa. Può tranquillamente superare i venti metri di altezza e quindi spiccare su altre piante, tuttavia preferisce vivere in aree con pendenza e con una buona esposizione al sole. Spesso associato a roverella e orniello, il carpino nero condivide con queste piante molte delle loro necessità: abbondanza di acqua senza però che vi siano fenomeni di ristagno e suolo di tipo calcareo. Grazie a queste sue caratteristiche e alla sua bellezza, il carpino nero viene comunemente usato come pianta ornamentale, alternativamente come fonte di legna da ardere.

Carpino Nero

 

Il castagno (Castanea sativa) è una pianta caducifoglia appartenente alla famiglia delle Fagacee, l’unica specie del genere Castanea presente in Europa, infatti può essere trovato generalmente lungo le fasce montane dell’Europa Meridionale, anche a basse quote e quasi mai oltre ai 1000 metri d’altitudine. Richiede una buona umidità dell’aria ma non del suolo, che inoltre deve essere neutro o acido. In quasi nessun caso un castagno può vivere su di un suolo di origine calcarea, mentre si adatta abbastanza bene a quelli di origine silicea. Crescendo può raggiungere e talvolta superare i 30 metri d’altezza, con un diametro del tronco che si attesta attorno ai 2 metri. I fiori sono bianchi, sono divisi in maschi e femmine e i suoi frutti, chiamati castagne, sono racchiusi in ricci protettivi, che si aprono quando sono maturi.
Inutile dire che si tratta di una pianta molto apprezzata. Le castagne sono da sempre state utilizzate come risorsa alimentare, sia come cibo in sé, sia per ricavarne farina, dal momento che sono piene di amido, anche se ad oggi quest’ultimo utilizzo è raro. Nel corso dei secoli sono state privilegiate le varietà di castagno che dessero frutti migliori, a discapito di altre varietà “qualitativamente inferiori”, spesso destinate all’industria del legno.

Castagno

 

Il faggio (Fagus sylvatica) è un’angiosperma della famiglia delle Fagaceae, ampiamente diffuso in tutto l’emisfero boreale. In particolare, il faggio lo si può trovare nella fascia temperata, dove assieme a quercia e castagno dà forma alla foresta decidua temperata, che costituisce la classica foresta europea. Necessita per vivere di precipitazioni regolari e abbondanti, di un suolo asciutto e neutro o al limite leggermente acido. Raggiunge circa i 30 metri d’altezza (ma qualche esemplare va anche oltre) e può vivere fino a quasi tre secoli, con tronchi che in casi eccezionali possono raggiungere anche i 6 metri di diametro! Data la sua imponenza, le foreste composte prevalentemente da faggi (dette faggete) sono poco illuminate, fatto che impedisce la colonizzazione di tali aree da parte di altre piante. Le foglie del faggio sono relativamente piccole e i fiori sono distinti in due tipi, maschio e femmina, entrambi presenti sulla stessa pianta ma in posizioni differenti. Dal fiore nasce un frutto simile alla castagna ma più piccolo, detto faggiola. Si tratta di un frutto commestibile e viene spesso usato per l’alimentazione di animali da allevamento (per esempio, dei maiali) e per ricavarne olio.
Il faggio viene usato abitualmente per ricavarne legname da lavorazione e legna da ardere, ma è anche molto apprezzato come pianta ornamentale e come tale è presente in molti parchi. Durante l’autunno, le sue foglie acquistano una colorazione che va dal giallo al brunito, sempre molto accesa, aumentandone il valore estetico.

Faggio

 

La famiglia delle Orchidee è costituita da piante erbacee perenni, molto conosciute e rinomate per i loro fiori. Sono piante estremamente adattabili, tant’è che le possiamo trovare quasi ovunque sul nostro pianeta, eccezion fatta per gli habitat più estremi, come ghiacciai o deserti. Questa famiglia è composta da un grandissimo numero di specie, all’incirca 25000 (anche se questo numero è ancora oggetto di dibattito), e in Italia ne possiamo trovare quasi 200.
Laddove la maggior parte delle orchidee possiede radici aeree che permettono alla pianta di assorbire umidità dall’atmosfera, le varietà presenti nel bacino del Mediterraneo e nel resto d’Europa hanno radici ben piantate nel suolo, dette ipogee. Un ulteriore suddivisione si ha tra le orchidee che formano tuberi nel suolo e quelle che invece formano rizomi, cioè un rigonfiamento del fusto posto sottoterra e ramificato da radici. Entrambe queste strutture, tuberi e rizomi, fungono da riserva d’energia per la pianta. Le foglie sono lineari e, solitamente, sono disposte in maniera alternata, cioè non ci sono foglie opposte lungo il fusto. Il fiore delle orchidee è caratteristico di questa famiglia, con la sua struttura a petali e sepali alternati a formare una sorta di stella, con il petalo inferiore di forma irregolare definito “labello”. I fiori contengono sia gli organi femminili che gli organi maschili della pianta, caratteristica che le permette più strategie di riproduzione, dall’impollinazione di individui diversi tramite insetti (detta impollinazione incrociata) all’autoimpollinazione. Un altro metodo usato dalle orchidee per riprodursi è la riproduzione asessuata, in cui nuovi individui nascono dalla divisione di un unico rizotubero.
Le specie spontanee di orchidea che possiamo trovare nel nostro territorio sono:
•    Cefalantera maggiore (Cephalanthera longifolia)*
•    Elleborine gialla (Epipactis gr. Helleborine)*
•    Elleborine violacea (Epipactis atropuropurea)*
•    Gimnadenia (Gymnadenia conopsea)+
•    Ofride insettifera (Ophrys insectifera)+
•    Ofride verde-bruna (Ophris sphecodes)+
•    Orchidea mascolina (Orchis mascula)+
•    Orchidea pallida (Orchis pallens)+
•    Orchidea piramidale (Anacamptis pyramidalis)+
•    Orchidea tridentata (Orchis tridentata)+
Le orchidee segnate con un + formano tuberi nei loro apparati radicali, mentre quelle segnate con * formano rizomi.
Queste orchidee possono essere trovate nelle praterie dolomitiche della zona del Monte Costone di Nese

Orchidee

Specie arbustive

L’orniello (Fraxinus ornus) fa parte delle Oleacee, una famiglia composta da piante anche molto diverse tra di loro e che comprende alberi, cespugli o addirittura viti. L’orniello si colloca in una categoria intermedia, in quanto è un albero a carattere arbustivo, in grado di raggiungere gli 8 metri di altezza. Possiede fiori ermafroditi, cioè che contengono sia gli organi femminili che gli organi maschili, e i suoi frutti sono le cosiddette samare, composte da un seme avvolto in una sorta di ala. Per vivere necessita di aree in pendenza, soleggiate, con abbondanti precipitazioni e suolo calcareo. Lo si trova spessissimo associato a piante come roverella o carpino nero e difatti ne condivide quasi interamente gli habitat. È diffuso nell’Europa meridionale e anche nell’Asia minore e lo si può trovare fino anche a 1500 metri di altitudine.
Questo suo successo è dovuto alle sue straordinarie caratteristiche di pianta colonizzatrice, dal momento che può resistere a condizioni anche fortemente avverse. Non a caso, l’orniello può essere trovato su terreni in cui in precedenza sono avvenuti incendi o altri disastri. Oltre a queste doti naturali, l’orniello viene utilizzato per una grande quantità di scopi da parte dell’Uomo, il quale ne ricava legname per mobilio, legna da ardere e anche una sostanza alimentare detta manna. Oltre a questi utilizzi principali, ve ne sono innumerevoli altri secondari, tra cui non è da sottovalutare l’utilizzo ornamentale.

Orniello

 

Specie erbacee

La peonia selvatica (Paeonia officinalis) è una pianta erbacea perenne, che appartiene alla famiglia delle Peoniacee. È molto rinomata e utilizzata come pianta ornamentale, in virtù dei suoi fiori color rosa o rosso, privi di profumo. Può raggiungere i 70 cm di altezza, è presente un solo fiore per stelo e le foglie sono suddivise in nove foglioline più piccole. La peonia selvatica preferisce i suoli a pH neutro o leggermente acido, senza calcare, e gode sia di una buona esposizione al Sole che della frescura della penombra. La possiamo trovare sia in pianura che in montagna e, in questo caso, in particolare lungo le creste.
La peonia selvatica però non è unicamente usata come pianta ornamentale, bensì anche come pianta officinale, per le sue proprietà calmanti. È presente tra le specie da proteggere nominate nella Direttiva Habitat 92/43/CEE.

peonia

 

La pinguicola alpina (Pinguicula alpina) è una pianta erbacea, della famiglia delle Lentibulariaceae. Si tratta di una pianta perenne ed è diffusa in moltissime zone montane di tutto il mondo, dalle Alpi all’Himalaya, fino ai 4000 metri d’altitudine. Predilige i suoli umidi o alcalini, anche se tollera molto bene terreni più asciutti, vive esclusivamente in zone aperte e soleggiate. La particolarità della pinguicola alpina è quella di nutrirsi non solo dei sali minerali del suolo, ma anche di piccoli artropodi! Essa infatti è una pianta carnivora, che cattura le proprie prede grazie ad una sostanza vischiosa che ne ricopre le foglie e che ne permette la digestione. Il nutrimento ottenuto in questo modo viene conservato all’interno delle radici corte e carnose, in modo che diventi disponibile nei periodi di magra. Il fiore della pinguicola è bianco e le foglie sono verdi con i bordi marroni.

pinguicola alpina

 

La roverella (Quercus pubescens), della famiglia delle Fagaceae, è la quercia più diffusa nel bacino del Mediterraneo e, di conseguenza, in Italia. Si tratta di una pianta molto longeva e imponente, dato che può vivere fino a 1000 anni e raggiungere i 30 metri d’altezza, con un diametro del tronco che può superare anche i 6 metri. Assieme a faggi, castagni e altre latifoglie, dà origine alla foresta decidua temperata, spesso sotto forma di querceti misti. La si può trovare fino ai 1000 metri, tuttavia predilige boschi a minor altitudine. Come tutte le piante della sua famiglia, necessita di precipitazioni abbondanti e suolo secco calcareo, ma a differenza di molte di loro mantiene la sua chioma verde fino all’inizio dell’inverno e spesso non perde del tutto le foglie. Sulla stessa pianta sono presenti sia i fiori maschili che i fiori femminili e il frutto che nasce a seguito dell’impollinazione è la ghianda, che è commestibile e, in mancanza d’altro, è stata usata spesso come alimento nel passato, anche se il suo utilizzo principale è da sempre come alimento per i maiali. Dalla quercia si ricava un’ottima legna da ardere, caratterizzata da un buon potere calorifico.

Roverella

 

La sassifraga delle rocce (Saxifraga petraea), detta anche sassifraga dei muri, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Saxifragacee. Si tratta di una pianta erbacea perenne, che può raggiungere i 20 cm di altezza. I suoi fiori sono bianchi e dotati di 5 petali, mentre le sue foglie possiedono una fine peluria allo scopo di diminuire l’evaporazione e crescono al livello del terreno, formando una rosetta. Le sue radici però non sono piantate nella terra vera e propria, in quanto la sassifraga delle rocce, come suggerisce il nome, cresce sfruttando le pietre come sostegno, infilandosi nelle loro crepe. Infatti questa pianta è tipica degli habitat alpini e sub-artici e difficilmente la si può trovare al di fuori della fascia temperata dell’emisfero Nord. Necessita di temperature fresche e di umidità, dal momento che dallo scarso suolo che trova sulle rocce non trae molto nutrimento, e preferisce crescere in un ambiente con pH neutro o leggermente alcalino.
Il suo nome alternativo è dovuto al fatto che questa pianta cresce spontaneamente anche sui muretti in pietra costruiti dall’Uomo tuttavia, a causa dell’abbandono di queste costruzioni, la sassifraga delle rocce sta diventando sempre più rara.

sassifraga

 

Il sorbo montano (Sorbus aria) è una pianta della famiglia delle Rosacee. Come il nome suggerisce, è una pianta tipica delle zone di montagna, dal momento che resiste molto bene al freddo e che può vivere anche su suoli pietrosi e asciutti. Può raggiungere un’altezza di 15 metri e, pur essendo a tutti gli effetti un albero, spesso può presentarsi sottoforma di arbusto, specialmente quando la pianta cresce in condizioni ambientali particolarmente ostiche. I suoi fiori sono bianchi ed ermafroditi, mentre i suoi frutti, delle piccole bacche, sono di colore rosso acceso. Tali bacche sono commestibili e nel corso della storia sono state usate nella preparazione di molti alimenti. Un esempio particolare è quello del pane: visto che la polpa di questi frutti è molto farinosa, spesso venivano macinati e usati per sopperire alla scarsità di farina. Da questo particolare utilizzo deriva l’altro nome di questa pianta e cioè “farinaccio”.
Il sorbo montano è diffuso nell’Europa centrale e meridionale e vive in foreste miste. Attualmente è a rischio minimo d’estinzione.

sorbo montano

 

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