Luogo: presenta più accessi lungo via Provinciale; via Pietro Paleocapa; via Giorgio Paglia.

Posto a cavallo tra Alzano Centro, località San Pietro, e Nese non presenta barriere architettoniche ed è provvisto tracciati sia asfaltati che sterrati. All’interno del parco è presente la Biblioteca comunale e una Casa di Riposo, oltre ad impianti sportivi e locali aggregativi.

La Villa

I complessi di ville con parco nacquero a valle del borgo storico di Nese a partire dal XV-XVI secolo. Scopo era il controllo delle attività agricole e le residenze erano adibite al soggiorno stagionale, con annesse case coloniche e “da massaro”. Villa Pesenti fu edificata all’interno di un vasto ed antico possedimento appartenuto alla famiglia dei nobili Noli-Albani, denominato Montecchio forse da Monteculus e posto a cavallo fra i borghi di Nese e la contrada San Pietro di Alzano. Nel 1897 Montecchio fu acquistato da Carlo Pesenti, appartenente alla fraterna Pesenti che da diversi anni era cuore del successo industriale con la fabbricazione dei cementi (poi Italcementi). Carlo Pesenti chiamò per lavorare alla sua villa padronale, una porzione residenziale giustapposta alla testata est della preesistente casa di villeggiatura, l’architetto Virginio Muzio. L’edificio è in sobrio stile neorinascimentale ed è divisibile in due blocchi. Il primo è articolato in ambienti di disimpegno con atrio e scalone e ha la stessa profondità della preesistente casa civile dei Noli. Il secondo blocco ospita l’abitazione e si innesta ortogonalmente al primo, in modo da risultare proteso verso il parco.

Il piano terra è contraddistinto da un rivestimento decorativo a fasce che culmina con una fascia marcapiano e finestre composte de semplici aperture contornate da una sottile cornice e persiane a scomparsa nel muro. Nel piano superiore gli elementi decorativi sono dati dalle cornici delle aperture. L’attico è trattato come una trabeazione composta da una bassa fascia a mo’ di architrave, un fregio nel quale si alternano piccole aperture quadrate e specchiature che in origine erano dipinte con motivi a festoni e un cornicione modanato. L’edificio è coronato dal parapetto a balaustra del tetto un tempo a terrazzo.

Il fronte principale dell’edificio è quello rivolto a sud, verso il parco, ed è caratterizzato della loggia-terrazzo al centro, coronata dalla balaustra del terrazzo superiore. La facciata che fronteggia l’oratorio Pesenti (cappella privata in cemento bianco) ha un’articolazione analoga. Presenta un balcone con una porta-finestra trabeata coronata da un timpano e alla sua estremità destra, su via Paglia, s’innesta la torretta a base quadrata con loggetta sommitale. Anche il portico di raccordo tra l’antica casa di villeggiatura e la villa è oggetto di cure particolari da parte dell’architetto Virginio Muzio. Composto da tre campate ad arco ribassato, è sostenuto da colonne in pietra Ceppo dell’Adda e vede un collegamento coperto tra la villa e la preesistenza ottenuto con un’elegante loggetta.

L’identità e il ruolo di questa villa sono evidenziati dal sapiente uso dei cementi decorativi prodotti dai Pesenti mischiati alla graniglia (marmi frantumati) di colore bianco e nero per la loggia verso il parco, le cornici delle finestre e le fasce marcapiano e la graniglia rosa per le balaustre e la fontana. Particolarmente virtuosistico è lo scalone, ad imitazione di marmi rossi, neri e gialli. Ogni sala presentava una connotazione differente nelle finiture di cui si conservano: i camini, i parquet, i pavimenti a marmette e i plafoni a stucco o dipinti. I temi decorativi delle stanze, spesso molto raffinati, erano desunti dal repertorio tradizionale o presentavano espliciti riferimenti alla famiglia proprietaria. Oltre alla cura delle finiture la villa, tipico esempio di colta residenza alto borghese, era dotata di moderni impianti idrico-sanitari e di riscaldamento, comforts non scontati per l’epoca.

Il Parco

Con una superficie di poco meno di sei ettari, fu realizzato alcuni anni dopo la villa, forse, con un impianto più formale rispetto all’assetto attuale. La passione dei Pesenti per l’equitazione influenzò la costruzione del parco, dove vennero edificati alcuni edifici per i cavalli come le scuderie e il grande anello pensato come pista per il galoppo. Il parco, nel suo assetto attuale, è articolato in due parti ben distinguibili anche grazie alle caratteristiche botaniche. Il giardino circostante la villa è chiaramente ispirato al gusto per il “pittoresco” e il terreno altimetricamente movimentato, che valorizza l’orografia naturale del sito, ha favorito la creazione di percorsi sinuosi e rettilinei. Il rifiuto della simmetria e la ricercatezza delle specie arboree e arbustive conferiscono al parco il carattere paesaggistico. Discosta dalla villa troviamo l'area per la pratica equestre, in particolare il trotto, organizzata attorno alla pista circolare. Il carattere più rustico di quest’ultima area è determinato dalla dominanza di essenze arboree autoctone disposte senza un esplicito disegno d’impianto.

Approfondimento: L’Oratorio Pesenti e il Cemento Bianco

L’Oratorio privato di Carlo Pesenti, posto a lato della villa e rivolto verso il parco, è una colta architettura d’ispirazione gotica progettata da Virginio Muzio prima del 1904. Si tratta di un edificio dalla struttura molto semplice, costituita da un’aula a pianta rettangolare voltata a botte e originariamente dipinta con motivi neomedievali. Ciò che connota l’oratorio, oltre al raffinato linguaggio neogotico, è l’essere interamente realizzato in cemento decorativo bianco. Il cemento bianco è un rivestimento in pietra artificiale ad imitazione del marmo, ottenuto mischiando il cemento di colorazione chiara con graniglia di marmo di Zandobbio. Il pregiatissimo cemento di colore candido prevede l’impiego di rocce di natura particolare e uno specifico processo produttivo utilizzato per la prima volta in Italia proprio dalla ditta Pesenti (1894). Per l’assenza della caratteristica tonalità grigia del cemento normale veniva utilizzato moltissimo per realizzare, da solo o mescolato con pigmenti e polvere di marmi colorati, apparati decorativi e piastrelle da pavimento dette Marmette.

La facciata d’accesso è articolata da un portale su colonne che ne occupa tutta la larghezza, compreso tra due contrafforti angolari che si ripetono con leggere varianti sugli altri spigoli dell’edificio e che delimitano e separano la facciata e il fronte posteriore da quelli laterali. Gli angolari culminano con pinnacoli arditi che mostrano la bravura nella particolare tecnica realizzativa. L’edificio è ricco di dettagli, presenta dei telamoni che reggono i padri della chiesa nelle nicchie, archetti moreschi e trilobati, crochet e fogliami tipici dello stile gotico, il pignon centrale e specchiature con croci alla base. La parte superiore della facciata è ornata da una balaustra a vento con motivi gigliati. L’ornamentazione si fa più sobria e leggera sulle pareti laterali dove compaiono anche motivi Liberty (oculi finestrati) e soprattutto sulla facciata posteriore rivolta verso via Paglia (già via Montecchio), volutamente disadorna, dove prevale il raffinato intonaco a finto bugnato gentile realizzato con una matrice cementizia leggermente più scura dell’ornamentazione plastica.

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